PERIODO VIAGGIO: Dicembre 2020  |  DURATA: 9 giorni  |  TIPO DI VIAGGO: Solitario  |  STRUTTURA: Melik Hotel Jambiani, Atiis Garden Bungalows NungwiSPESA A PERSONA: € 1.250  |  AUTORE: Ministryfab.

Le piccole isole sono come uno scrigno, bisogna aprirlo e guardarci dentro per scoprire i preziosi custoditi all’interno per poi afferrarli perché è tutto lì a breve distanza.  E’ un  venerdì sera di un fine novembre 2019 piovoso in Italia e così mi decido prenotando un volo e tre giorni di albergo a Jambiani; partenza domenica.  Zaino, Lonelyplanet e il mio cappello che mi accompagna dagli anni 90.

E cosi mi ritrovo catapultato sull’isola domenica notte,  dove eseguo le solite pratiche del visto e l’autista dell’albergo fuori dall’aeroporto che mi aspetta. Beh guidare di notte qui devi avere 4 occhi, sarà anche la stanchezza del viaggio ma in quell’ora ero davvero felice di non dover guidare.



Vi dico subito una cosa: ho avuto un gran colpo di fortuna nel prenotare l’albergo 24 h prima e non parlo di lusso, servizi ect . Questo piccolo albergo di 6/7 stanze sul mare è davvero una chicca.  Interni in legno, di quel legno che sa di legno e che quando cammini senti lo scricchiolio  con un delizioso soggiorno con balcone vista alba. Insomma biglietto in prima fila e mi godo un’alba fantastica.

La prima giornata è un completo relax.  Psicologicamente è stata la migliore colazione della mia vita. Guardare i colori dell’oceano anche senz’acqua, un cielo azzurro, frutta fresca a volontà. A dicembre poi è il periodo buono per ananas e mango. A Jambiani il tempo passa lento: qualche passeggiata sulla spiaggia, le maree che dipingono ogni giorno un paesaggio diverso.

Arriva la sera ed il lunedì è un must: il Red Monkey Lodge organizza una serata musicale con artisti locali e se avrete occasione di guardare il mio video su Youtube capirete che è anche di  buona qualità. Qui praticamente la vita notturna non esiste si gira con le torce per il villaggio.

Il secondo giorno con un gruppo di ragazzi rumeni che soggiornavamo in albergo facciamo una veloce escursione al Kuza Cave. Una piccola grotta a pochi km dal villaggio con un’acqua talmente trasparente da sembrare vuota prima di avvicinarsi. Alla fine questo è il senso di  viaggiare da soli. Incontri persone, passi del tempo con loro, sai che probabilmente non li incontrerai mai più ma per quel giorno sono i tuoi migliori amici.

Sono stato talmente bene a Jambiani che il terzo giorno ho deciso di rimanere. Purtroppo l’albergo non aveva camere per il giorno dopo e quindi ho bussato ai vicini, dove una signora aveva 8 stanze. Facile no?

Non ricordo esattamente il nome ma il suo cuoco mi ha fatto una cena con i fiocchi. Io e il buio dell’oceano di fronte, un gatto sotto il tavolo (sono furbi qui). Pescato del giorno impannato al cocco con delle patate. De-li-zio-so!!!



Comunque non sono stato tutto il tempo ad oziare anche se non sono il tipo da escursioni ogni giorno, mi piace esplorare ma la vacanza non è una corsa!!!

Una puntata in bici a Paje dove si fa kite surf di martedì con una simpatica mandria di mucche fa su e giù per la spiaggia . Paje è un pò un posto da Point Break: easy , sportivo, birra sulla spiaggia e via. Di mercoledì invece con i miei amici rumeni dopo un caffè all’iconico Rocks Restaurant (un ristorante su uno scoglio a pochi metri dalla riva) ci siamo dedicati a girare nel villaggio e a qualche negozietto sulla via del ritorno sotto una pioggia torrenziale. Qui ho incontrato Mr Respect il fruttivendolo del paese che con 2 dollari mi ha praticamente riempito  di frutta a pranzo nella sua bottega.

Vi devo raccontare però del momento più intenso di tutta la vacanza: la serata di martedì presso un piccolo locale chiamato Tropicana gestito penso da polacchi ho assistito ad una scena meravigliosa. Durante l’esibizione di Bond un musicista di Breslavia e della sua band è mancata la corrente. No problem i ragazzi hanno continuato a suonare e la gente ha accompagnato con il battito delle mani l’esibizione nel buio più completo. E’ stato davvero un momento toccante per me.

Di Jambiani mi rimarranno le partite a calcio in spiaggia davanti all’albergo, il vociare dei bambini (tanti e a dicembre le scuole sono chiuse) e la serenità delle persone. Jambo Jambo:)

Venerdì è ora di partire per Nungwi: prenoto un albergo su booking e dopo un viaggio con un’autista simpaticissimo e con un gran ritmo musicale muovendosi sul ritmo di Harmonize (un famoso artista locale) arrivo all’Atiis Garden Bungalows. E qui la seconda botta di fortuna. Nel giardino c’è un ristorante: Les Macis. Ci suono buone possibilità che il cuoco sia il migliore della zona. Su 4 sere ho mangiato 3 volte li, anche per comodità ovviamente, ma cheesecake ai frutti tropicali, tartare di pesce, spiedini di ananas. Mamma mia ragazzi segnatevi questo nome. Ogni tanto manca la corrente questo è l’unico problema perché se attaccano il generatore si decolla e non sia mai che capiti all’ora di cena!

Lo spettacolo di Nungwi è il tramonto. C’è vita la sera, si incontra un sacco di gente, botteghe aperte, infinite partite a pallone al tramonto, musica, insomma il contrario di Jambiani; dolce e salato. Dipende dai vostri gusti.



La mattina dopo si va Kendwa una spiaggia bellissima a 3 km da Nungwi. Si può andare a piedi seguendo la spiaggia ma bisogna guardare le maree prima; fatto sta che quella mattina la marea è alta e me ne vado a piedi percorrendo un sentiero dove incontro un tipo che giaceva (qui lo stress non esiste nemmeno sul vocabolario) con la sua moto sotto un albero e mi faccio caricare. 3 km ballando sulle buche (ho notato però che nonostante le moto vecchie gli ammortizzatori sono sempre nuovi ), la polizia che ci ferma, ma alla fine Jambo Jambo arriviamo dietro il Kendwa Rocks. Un succo di canna al volo e scendo in spiaggia. Se volete fare la vacanza da spiaggia e resort a Kendwa avete solo l’imbarazzo della scelta stando sulla spiaggia sotto ombrelloni di paglia o sotto il sole (che picchia come un fabbro) e aperitivi al tramonto. Insomma siamo nel classico posto da vacanza.

Il tempo passa però, arriva la domenica e bisogna santificarla. Si va a Prison Island e Nakupenda. Queste due mete sono molto più accessibili da Stone Town ma per 50 dollari, che poi sono diventati 50 euro si va.  La piccolissima isola di Prison Island ospita questa colonia di tartarughe giganti importate dalle Seychelles nel 19esimo secolo. La più vecchia occhio e croce dovrebbe aver conosciuto Napoleone. Ha 194 anni, il guscio crepato dopo che un ramo gli è caduto addosso durante una tempesta, ma non chiedetemi in quale decennio. Insomma stanno li pacifiche a ruminare lattuga con la loro lentezza. Ah sono un po come i gatti: adorano le carezze sotto il collo e sulla testa.

Se Prison Island è piccolissima Nakupenda è minuscola. Praticamente una pennellata di sabbia che Madre Natura ha dipinto con il suo magico tocco. Si attracca e poi si passa qualche ora fino alle 3 del pomeriggio su questa lingua sotto una tenda dove le guide ci preparano un pranzo a base di pesce da leccarsi baffi e vi assicuro che non lesinano sulla quantità. Dal punto di vista economico soldi veramente ben spesi, dal punto di vista emozionale veramente appagante se si pensa che siamo a dicembre poi. Fare questi viaggi quando in Europa è inverno è ancora meglio. Forse è anche superfluo che vi descriva la bellezza di Nakupenda; provate a scriverlo su Google e vi renderete conto! Da film.

La vacanza ormai volge quasi al termine e l’ultimo giorno a Nungwi il cielo è un po terso con l’alta marea che fa dei giochi di luce abbaglianti sul mare. Giro tra le case del villaggio regalando penne e quaderni ai bambini (non regalate caramelle e cibo, litigano tra di loro), il “solito” pranzo a base di frutta dal fruttivendolo locale e qualche parola qua e là. Come a Jambiani c’è una TV in mezzo al villaggio e la gente si riunisce come una grande famiglia a guardarla.



E cosi l’ultimo giorno arrivo a Stone Town tra i suoi vicoli, le case bianche, gli alberghi, bancarelle , qualche bar dove gustarsi un drink guardando il mare  dove ho proprio la sensazione di ultimo giorno. Ricordatevi che  questo benedetto ultimo giorno  non è mai triste anzi; si chiudono tutti i ricordi in una scatola che nessuno vi potrà mai rubare. Il cuore. Prima di lasciare l’isola non potevo però non far visita al museo di Freddie Mercury che ha appena aperto. La sua piccola casa natale dove le canzoni dei Queen fanno da sottofondo osservando lettere, cimeli, foto di un grande artista. Ora è tempo di andare! Ma a Zanzibar …The show must go on!!!

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